
Testadoro
Un marchio italiano nato a Torino nel 1946 e tornato in vita dopo settant'anni. Abbiamo costruito la casa digitale della rinascita: un sito che parte dall'archivio e porta con sé l'eredità delle corse senza trasformare il marchio in un pezzo da museo.
- L'archivio storico come contenuto principale
- Impaginazione editoriale, guidata dalle immagini
- Pensato per collezionisti e stampa
- Costruito per un percorso lento e di alto valore


La sfida
Testadoro nasce a Torino nel 1946, nel pieno della ricostruzione industriale del dopoguerra: un piccolo marchio costruito attorno alla leggerezza, alla sperimentazione meccanica e alle corse. Settant'anni dopo lo ha riportato in vita Dario Pasqualini, che costruisce auto omologate per la strada con la stessa filosofia.
Un marchio storico che rinasce ha una strada stretta davanti. Se si appoggia troppo all'archivio diventa un museo: rispettato, ammirato, e non qualcosa da cui oggi si compra un'auto. Se lo ignora, la rinascita non ha motivo di esistere: è solo un altro piccolo costruttore con un nome preso in prestito.
La realtà commerciale rendeva tutto più difficile. Qui non si vende in una visita. Chi compra un'auto omologata fatta a mano è un collezionista, e quella decisione richiede mesi e di solito comincia con una conversazione, non con un modulo. La stampa conta quanto le vendite, e i giornalisti arrivano cercando la storia: approfondita e verificabile.
Il sito doveva quindi portare settant'anni di archivio come materiale vivo, servire due visitatori molto diversi, il collezionista e il giornalista, e farlo in italiano e in inglese.
Cosa abbiamo fatto
Abbiamo fatto dell'archivio il contenuto principale, non una sottopagina. La storia è una linea del tempo da percorrere, 1946, 1949 e gli anni che seguono, e le scelte tecniche di ogni periodo sono trattate come sostanza, non come nostalgia. L'eredità è l'argomento a favore delle auto che si costruiscono oggi.
Abbiamo usato un'impaginazione editoriale, guidata dalle immagini. Foto grandi, testi lunghi, un ritmo generoso. L'esperienza di lettura è all'altezza dell'oggetto in vendita: nulla, in un'auto fatta a mano, dovrebbe sembrare una griglia di prodotti.
Lo abbiamo pensato per collezionisti e stampa. Niente strumenti di conversione aggressivi, niente pop-up, niente conti alla rovescia. Il contatto c'è e non mette fretta: la pressione giusta per un acquisto che si misura in mesi.
Lo abbiamo costruito in due lingue. Italiano e inglese, perché il mercato dei collezionisti di auto come queste non si ferma all'Italia.
Il risultato
In mostra al MAUTO di Torino, con 10 uscite sulla stampa.
È stato l'archivio a guadagnare quello spazio. I giornalisti che hanno scritto della rinascita avevano una storia verificabile da cui partire, ordinata e in due lingue, senza dover chiedere una cartella stampa; e i collezionisti arrivati da quegli articoli hanno trovato la stessa profondità, non una brochure.







